un po' di storia

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©Sara Lando 

UN PO'

DI STORIA

Nel 1905 Anna Pavlova (1881–1931), da poco divenuta prima ballerina al Teatro Mariinskij, chiese al coreografo Michel Fokine (1880–1942) di creare un solo per lei ispirato a dei cigni veri che aveva visto in un parco e alla poesia di Lord Tennyson intitolata The Dying Swan (1830). Fokine suggerì di utilizzare l’assolo per violoncello Il Cigno di Camille Saint-Saëns tratto da Le carnaval des animaux e coreografò, a partire dall’improvvisazione della danzatrice, il solo intitolato Il Cigno, che fu presentato pochi mesi dopo a Pietroburgo in occasione di un galà presso un circolo privato. Nel 1907 il coreografo rinominò il pezzo La morte del cigno, fissandone la coreografia e la durata, circa quattro minuti, per metterlo in scena al Teatro Mariinskij. 

Sebbene il personaggio del cigno fosse stato ampiamente utilizzato nel balletto Il lago dei cigni di Marius Petipa (1895), La morte del cigno fu apprezzato per la sua originalità che si basava unicamente su una serie di passi eseguiti sulle punte e di gesti delle braccia che evocavano i movimenti di un cigno. Privo di trama, La morte del cigno porta in evidenza su ciò che era escluso dalla rappresentazione, cioè la morte, pur tacendone le cause e senza rivelarne le conseguenze. Il solo ha evidenziato la forza ma anche la fragilità dello strumento principale dei danzatori, il loro corpo, e ha portato al centro dell’attenzione la brevità e l’intensità della loro carriera. Ispirato dalle recenti performance di Isadora Duncan e dalla sua visione della danza libera, Fokine era stato accusato dai conservatori di volersi sbarazzare delle scarpette da punta, e in questo solo, pur rimanendo formalmente fedele alla danza accademica, privilegiò l’espressività dell’interprete rispetto al virtuosismo tecnico. In questo modo, diede corpo alla sua critica in forma coreografica della tradizione accademica russa, delle convenzioni stabilite da Marius Petipa e che erano percepite a quel tempo come obsolete, e non da ultimo della gestione del Teatro Mariinskji. Per queste sue innovazioni La morte del cigno divenne inevitabilmente un punto di riferimento per molte danzatrici che, dopo questa esperienza, trasformavano il loro modo di interpretare la principessa-cigno Odette in Il lago dei cigni.

Il processo artistico è il risultato di una doppia autorialità. Da una parte quella di Pavlova, che creò il pezzo attraverso l’improvvisazione e continuò a mantenerlo vivo in tutte le numerose reiterazioni ricavandosi uno spazio di libertà all’interno della struttura coreografica, e dall’altra quella di Fokine, che definì nel dettaglio passi e posture. Un breve film muto con Pavlova, che all’epoca aveva 44 anni, fu girato nel 1925 a Hollywood negli studi di Douglas Fairbanks. Queste immagini in movimento costituiscono l’unica traccia rimasta delle circa quattromila rappresentazioni della danzatrice in La morte del cigno e sono state inserite in The Immortal Swan, un documentario realizzato nel 1935 da Edward Nakhimov sulla carriera di Pavlova e che per molti anni si pensava fosse andato perduto. Oggi questo breve filmato è considerato un documento prezioso che testimonia uno stile di danza raro, ma anche il difficile e talvolta problematico rapporto tra improvvisazione e coreografia, e, infine, il ruolo dell’espressività e della soggettività dell’interprete. A sua volta Fokine, proprio nel 1925 pubblicò Choreographic Compositions by Michel Fokine. The Dying Swan, che contiene l’annotazione cinetografica della versione della coreografia che considerava definitiva, e 36 fotografie in cui la moglie Vera Fokina è stata ritratta in alcune celebri pose. 

 
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RI-VISITAZIONI

Oltre al cortometraggio del 1925, ormai ampiamente disponibile su internet, La morte del cigno è arrivato a noi anche attraverso le interpretazioni delle icone del balletto del XX secolo — tra cui Maya Plisetskaya e Natalia Makarova— e le numerose rivisitazioni proposte da artisti diversi per formazione, provenienza geografica, sensibilità politica e identità di genere che si sono appropriati di un’opera divenuta canonica. Alcune di queste rivisitazioni sono divenute celebri quasi quanto la versione “originale”, come la parodia di Les Ballets Trockadero de Monte Carlo con Paul Ghiselin (Ida Nevasayneva) nel ruolo di Pavlova o il Dark Swan di e con Nora Chipaumire o ancora quella di Lil Buck che si è esibito anche in dialogo con la danzatrice classica Nina Ananiashvili. 

Senza dubbio questo pezzo continua a intrecciare passato, presente e futuro, e a nutrire immaginari di generazioni di artisti, stimolando nuove riflessioni su cosa ereditiamo dalla storia, su chi ha accesso all’archivio (digitale e video) e su come la danza viaggia nel tempo attraverso la memoria incorporata, visiva, emotiva e cinestetica dei danzatori e degli spettatori. Durante il lockdown, un periodo che ha segnato profondamente il mondo della danza e del teatro ma anche la vita di tutti noi, molti artisti hanno rivisitato La morte del cigno in cerca di speranza e rinascita. Il progetto Swans never die mira a disseminare la storia de La morte del cigno e a stimolare una riflessione pratica e teorica su quest’opera coreografica per trasmetterne l’eredità a nuove generazioni di artisti e spettatori.